Lo sciopero dei tassisti romani è il paradigma del modo in cui l’italiano medio concepisce la concorrenza, il libero mercato e il pubblico servizio. Chi ha avuto mai la sfortuna di prendere un taxi in una grande città ha toccato con mano la difficoltà di servirsene in tempi brevi e a prezzi modici, in particolar modo in orari e giorni particolari. 500 licenze in più a Roma sarebbero un buon viatico per migliorare il servizio. Come in ogni grande città bene amministrata. Invece no: lo stop, lo sciopero, le proteste. Ogni piccola casta che si ribelle e difende i propri privilegi. Oggi i tassisti, domani i medici e gli avvocati, dopodomani i giornalisti. Guai a toccare i privilegi di qualcuno per migliorare il servizio per tutti.
Così come succede per i telefoni e l’energia al minimo acceno di riforma partono le proteste di un Paese stanco, pauroso e vecchio.






4 risposte finora ↓
lecoincidenzenonesistono // Giovedì, 29 Novembre, 2007 a 2:46 |
bella analisi…
se ne discute anche qui, più prosaicamente:
http://milanoromatrani.wordpress.com
ciao
S
Mario // Giovedì, 29 Novembre, 2007 a 4:42 |
Seguono tutti l’esempio della CASTA per eccelenza…
la nostra(ahinoi!) classe dirigente (e arraffante)
Mario // Venerdì, 30 Novembre, 2007 a 1:34 |
Per chi capisce il siciliano:
“Quannu u pisci fèti, fèti ‘da testa”
salvotom // Lunedì, 3 Dicembre, 2007 a 11:18 |
e già…c’è anche un libro di cossiga, che non mi sta certo simpatico, che si intitola : italiani sono sempre gli altri!