era l’ora
Venerdì, 6 Novembre, 2009
Ricomincio da dove non mi sarei mai aspettato di ricominciare. Con il ronzio del condizionatore che duetta con quello dei miei pensieri, e non è una melodia gradevole. Da qui si riprende contatto con il mondo dei problemi reali, della gente che soffre, qui la vecchiaia e la malattia non sono spot sul welfare ma hanno l’odore di merda del vecchio della stanza accanto e gli occhi spiritati del gentilissimo e discreto mio compagno di stanza. Sfoglio il giornale con noia e distacco. Vorrei ascoltare un pò di musica ma non so che tracce mettere nella playlist di questi giorni di vita sospesa. La voglia di normalità non mi fa gustare appieno i momenti in cui qualcuno viene a farmi compagnia. Mi sento a disagio, come se dovessi giustificarmi delle attenzioni che tutti hanno per me. Poi appena ripartono via per mezz’ora torno bambino e di casa mi manca anche l’aria. La sveglia alle sei, la temperatura, i dottori che passano, le infinite attese con il soffitto per orizzonte. Finirà. E poi corro a riprendermi la mia vita.
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