Sono “u carusu”, “chiddu autu” o più semplicemente, quello col telecomando. Quello che legge e sta al computer. Offro un caffè. Abbasso l’età media qua, ed è come se avessero rispetto al contrario rispetto al senso comune. Oggi non sono spaventato, sono terrorizzato. Devo domare i pensieri e concentrarmi su altro.

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era l’ora

Ricomincio da dove non mi sarei mai aspettato di ricominciare. Con il ronzio del condizionatore che duetta con quello dei miei pensieri, e non è una melodia gradevole. Da qui si riprende contatto con il mondo dei problemi reali, della gente che soffre, qui la vecchiaia e la malattia non sono spot sul welfare ma hanno l’odore di merda del vecchio della stanza accanto e gli occhi spiritati del gentilissimo e discreto mio compagno di stanza. Sfoglio il giornale con noia e distacco. Vorrei ascoltare un pò di musica ma non so che tracce mettere nella playlist di questi giorni di vita sospesa. La voglia di normalità non mi fa gustare appieno i momenti in cui qualcuno viene a farmi compagnia. Mi sento a disagio, come se dovessi giustificarmi delle attenzioni che tutti hanno per me. Poi appena ripartono via per mezz’ora torno bambino e di casa mi manca anche l’aria. La sveglia alle sei, la temperatura, i dottori che passano, le infinite attese con il soffitto per orizzonte.  Finirà. E poi corro a riprendermi la mia vita.

si ricomincia

Mentre sono in fila lungo la via Cristoforo Colombo i pastori del presepe di Piazza Duomo mi guardano sorridenti.

Disposti su tre file, ben ordinati, ballano per le buche della strada sul retro di un camion scoperto che mi sta davanti.

Freccia, sorpasso e dritto verso casa.

Le feste sono finite, sono proprio finite davvero.

ombrello…ni

Sfogliare oggi 13 giorni prima di Natale, ritrovando la sabbia nascosta tra le pagine, sotto un ombrello, lo stesso libro che sfogliavo sotto l’ombrellone, suscita in me due sentimenti:
la nostalgia dell’ Estate ormai sepolta…e una suberba incazzatura per il peggiore autunno che questo odioso 2008 potesse regalarmi.